al 4 novembre 2009 al 3 giugno 2010
Pensare alla rovescia
Avete mai incontrato “i ladri di parole”? Sono quelli che sui mezzi pubblici, seduti (o in piedi) di fianco (o dietro) a qualcuno che sta leggendo, leggono allungando lo sguardo. E che non mollano la presa sino a quando uno dei due non scende: padroni di un frammento lungo quanto la vicinanza ha consentito, potranno essere stimolati a pensarlo, a rifletterci sopra o anche a dimenticarlo
nel buio della coscienza, finché un giorno emergerà, come Valentino, vestito di nuovo: irriconoscibile, forse. Ma presente.
Ecco: i mercoledì 2009-2010 vorremmo fossero proprio così: incontri con “testi rubati”, che aiutano a riflettere. Anzi a “rifletterci”. Rifletterci in mondi lontani dai nostri, come fossero specchi: in mondi che parlano altre lingue, che raccontano altri pensieri rispetto al mondo del progetto. In mondi in cui possiamo anche non ritrovarci, sulle prime, tanto ci possono apparire strani ma che comunque ci parlano di noi, del nostro essere persone nel mondo.
Mercoledì, quindi, come costruzione di una nuova “communitas”, fatta di pensieri antropologici che fecondano pensieri di progetto (a badar bene, il significato importante della parola “communitas” è proprio il suo essere opposto alla parola “immunitas”), per dare vita a i ritmi che insegnino a unire mani, vita e pensiero in una danza produttiva di nuove forme.
Mercoledì come luoghi in cui – rubando le parole degli altri – viene ricondotto al suo senso più intenso il rapporto fra idee, oggetti e persone nel mondo.
Mercoledì come luoghi in cui – costruendo una nuova communitas – si rielaborarano le motivazioni di base, tanto dell’ideazione, quanto dell’uso delle cose e della loro ritualità.
Mercoledì come luoghi e momenti in cui il rapporto tra persone, mondo e oggetti sia rovesciato rispetto ai paradigmi tradizionali, così che possano nascere nuovi esiti, nuovi progetti capaci di mettere in primo piano l’espressività etica dell’umano, capaci di scordare la religione del prodotto funzionale, che da sempre guida il senso del progettare e del produrre.
Mercoledì come luoghi in cui vengano poste le basi per pensare a una trasformazione profonda del normale concetto di "progetto", che renda eccentrici tutti gli elementi in gioco, operando anche una specie di centrifugazione dei poteri. Così che l’atto poetico – rispondendo ad altre regole e contraddicendo proprio per questo l’atto industriale – possa lanciare con forza
il paradosso di riappropriarsi dei metodi di produzione.
Per farlo, è semplice: bisogna rubare le parole degli altri, essere disposti a riflettersi in esse, a lasciarsi contaminare affinché – lavorando dentro di noi – possano rinascere in nuova forma.
Per farlo è semplice: bisogna pensare alla rovescia.
Alessandro Guerriero















