Mercoledì 18 novembre - NABAFuturarium
Lucia Castellano, Donatella Stasio
Diritti e castighi. Storie di umanità cancellata in carcere.
Il libro che abbiamo scritto è un viaggio nel mondo del carcere. Diamo la parola agli abitanti di questo mondo, carcerati, poliziotti, direttori, educatori, magistrati. Attraverso le loro voci cerchiamo di capire se il carcere, cosi come è strutturato e organizzato oggi, serva a rendere più sicure le città dove abitiamo e a restituire alla società persone migliori, una volta espiata la pena. Scopriamo che non è cosi, che stiamo raccontando il fallimento di un sistema. Da tutti i punti di vista: quello della rieducazione del condannato, quello economico ( il sistema carcerario costa 3 miliardi di euro l’anno). Come diciamo nell’introduzione, con questo libro non intendiamo declamare alcuna certezza, ma solo tentare di incrinare alcune false certezze. La prima è che il ricorso al carcere, a questo tipo di carcere, serva alla sicurezza sociale. Dimostriamo che la pena detentiva scontata fino all’ultimo giorno aumenta le probabilità di recidiva molto di più di quella espiata sul territorio, attraverso le misure alternative alla detenzione. Dimostriamo che tra il carcere immaginato dalla Costituzione e descritto dalla legge e la quotidianità penitenziaria c’è una differenza abissale. E raccontiamo che “alla rivoluzione dei costituenti è sopravvissuta una gelida cultura autoritaria e burocratica dei carcerieri, cosicchè, al di là degli obiettivi dichiarati, lo scopo reale della pena è ancora quello di eliminare l’identità dei condannati per gestirli più agevolmente”.
Raccontiamo anche del tentativo di costruire una detenzione diversa, che privi il detenuto “solo” della libertà personale, lasciando intatti gli altri diritti. Raccontiamo di come l’istituto penitenziario di Milano Bollate sia considerato, dall’Amministrazione Penitenziaria, una “sperimentazione” mentre è soltanto un tentativo ( peraltro non del tutto riuscito) di adeguare la realtà penitenziaria a quello che prescrive la legge. Ciononostante, viene considerato “rivoluzionario”rispetto all’esistente. Dobbiamo dedurre che tentare di applicare la legge è oggi una forma di rivoluzione?
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