Mercoledì da NABA


Serge Latouche

Il 6 maggio vede la partecipazione dell’economista, antropologo e filosofo francese Serge Latouche.

È il massimo teorico della decrescita, nel suo caso detta “decrescita conviviale”, e del localismo; è tra gli animatori de La Revue du M.A.U.S.S., cioè la Rivista del Mouvement anti-utilitariste dans les sciences sociales. Con un acronimo che al tempo stesso rende onore all’antropologo francese Marcel Mauss (10 maggio 1872 – 10 febbraio 1950) nipote di Emile Durkheim, la Rivista si è imposta dal 1981 come una tra le prime pubblicazioni interdisciplinari, offrendo prospettive inedite nel campo delle scienze economiche, dell’antropologia, della sociologia e della filosofia politica.
Noto anche al grande pubblico specialmente per i suoi testi di Antropologia Economica (tra cui La scommessa della decrescita, edito in Italia da Feltrinelli; Come sopravvivere allo sviluppo. Dalla decolonizzazione dell'immaginario economico alla costruzione di una società alternativa, per i tipi di Bollati Boringhieri e L'invenzione dell'economia. L'artificio culturale della naturalità del mercato, di Arianna Editrice), riferendosi in questo al pensiero dell’economista ungherese Karl Polanyi (1886-1964), Latouche intende l’economia secondo il concetto di “economico”, vale a dire come un’attività capace di fornire i mezzi materiali per il soddisfacimento dei bisogni delle persone. La sua non è più quindi una “economia formale”, più comunemente in auge, intesa come attività di mera scelta tra mezzi scarsi per poter raggiungere un fine. In Latouche l’«economico» difende, con solidi argomenti teorici ed empirici, una “economia sostanziale”, per una altrettanto solida critica allo scontato e al tempo stesso poco chiaro concetto di “sviluppo”. L’Autore rivendica la liberazione della società occidentale dalla dimensione universale economicista (il cosiddetto “universalismo”), che tende ad imporre al resto del mondo una specie di imperialismo culturale. Contro l’universalismo Latouche rivendica la necessità di “valorizzare l’aspirazione a un dialogo fra le culture, a una coesistenza delle culture. Per questo alla prospettiva dell’universalismo (si oppone) piuttosto un “universalismo plurale”, che consiste nel riconoscimento e nella coesistenza di una diversità, e nel dialogo fra queste diversità”.
Serge Latouche insegna alla Università di Parigi XI e allo IEDS (Institut d'études du devoloppement économique et social), anch’esso con sede nella capitale francese.

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